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March Madness 2022, 5 stelle da draft NBA

March Madness Jaden Ivey
Autore: Manuel Follis
Data: 8 Mar, 2022

Stelle alla March Madness 2022 ne avremmo? Parecchie, quasi tutte da mock draft, e peraltro, complice un equilibrio tra squadre raramente visto negli anni passati, vi consigliamo di guardarli fin dal primo turno visto che le rispettive formazioni potrebbero fare strada come uscire prima del tempo. Prima di addentrarci nell’analisi, una precisazione, ai freshman (compreso l’italiano Paolo Banchero) abbiamo dedicato un articolo a parte, questo. Ma ora veniamo alle stelle del Torneo

Honorable mention Oscar Tshiebwe, Kentucky

Probabilmente è stato il più forte giocatore della stagione. Ad esempio nella classifica per il POY di Kenpom è primo con piste di distacco sul secondo. E allora perché solo “honorable mention”? Perché paradossalmente, come accaduto altre volte in passato, non lo troverete nei mock draft NBA come prospetto da primo giro. In primo luogo per motivi anagrafici, perché è nato nel novembre del 99, quindi è nel suo 23esimo anno d’età, un po’ “vecchio” per gli standard del piano di sopra. E poi c’è qualche perplessità sulla sua adattabilità al gioco moderno e positionless della NBA, perché per quanto il congolese abbia mostrato un tiro dalla media sempre più solido Tshiebwe è un centro. Punto.

 

Per il resto sono solo peana per un giocatore devastante sui due lati del campo. Tshiebwe si è trasferito da West Virginia e il suo ex coach Bob Huggins aveva commentato qualcosa che suonava un po’ come: ma chi si crede di essere? Ecco, Tshiebwe credeva di essere il miglior lungo del college e così ha giocato quest’anno disputando la sua miglior stagione in carriera. Il centro di 206 cm per 117 kg è risultato primo per % a rimbalzo offensivo e primo per % a rimbalzo difensivo di tutta la Ncaa e ha anche messo in evidenza un tiro dalla media sempre più rispettabile. Se Kentucky si affaccia al Torneo come testa di serie n. 2 lo deve al suo lungo.

Jaden Ivey, Purdue

Per molti è da top 5 al prossimo draft. Il giocatore più veloce nella transizione offensiva dai tempi di De’Aaron Fox. Garantisce esplosività, creatività e anche leadership, visto che nei momenti chiave dei match (come è accaduto nel finale di stagione nel derby contro Indiana) non esita a caricarsi la squadra sulle spalle e a segnare canestri pesanti. Di sicuro la specialità della casa è la penetrazione, soprattutto quando parte lontano da canestro e può sfruttare la velocità per arrivare di slancio al ferro. Se il difensore gli lascia la possibilità di accelerare è finita. E vista la capacità di concludere in acrobazia il 2+1 è spesso inevitabile.

 

E il tiro? Di sicuro non è un cecchino alla Tyler Herro, questo è chiaro. Ma visto quanto porta in dote fisicamente il suo 37% dall’arco è più che rispettabile e soprattutto costringe gli avversari a doverlo marcare e quindi ad uscire. La maggior parte dei suoi tiri dall’arco li prende dal palleggio (ama avere la palla in mano) e anche lo step back non è così raro e fa parte del repertorio. Un giocatore da highlight, sempre divertente da guardare, che ricorda per caratteristiche il Donovan Mitchell di Louisville.

Johnny Davis, Wisconsin

Mister Wolf di Pulp Fiction. Non avete mai visto il film? Ecco, Davis è quel giocatore che “risolve problemi”. E’ passato dall’anno scorso “Johnny Davis chi?” a essere considerato una scelta da lottery, top 10 quasi assicurata. D’altronde è una guardia di 196 cm che ha mostrato di saper segnare in tutti i modi. Sceglietene uno e lui ha mostrato di averlo in repertorio: entrata di destra o di sinistra, virata, tiri fuori equilibrio, step back dalla media o da tre punti. Una bomba, una spina nel fianco degli avversari che ha accumulato partite eccellenti forzando raramente, tranne nei finali di partita quando serve davvero.

E’ chiaro che un suo Torneo all’altezza di quanto fatto in campionato permetterebbe alla già solida Wisconsin di fare strada al Torneo. Oggi Davis fa brillare gli occhi agli scout NBA per la chirurgia del suo gioco. E’ stato individuato fin da subito come atleta da mettere nel mirino dalle difese avversarie e nonostante questo gestisce un numero di possessi (5 in Big Ten) e di tiri (4°) con poche palle perse e grande efficienza. Il massimo che vuoi da una guardia.

Bennedict Mathurin, Arizona

Il principale beneficiato dell’effetto Tommy Lloyd, il nuovo coach che ha trasformato Arizona in una super squadra capace di vincere a mani basse la Pac-12. I Wildcats sono ad oggi una probabile testa di serie n. 1 al Torneo e il canadese è uno dei motivi per cui vale la pena guardarli. Un motorino instancabile nel gioco senza palla, ha mostrato grande capacità nel correre sui blocchi e poi leggere le difese per adattarsi. In dote Mathurin porta un tiro da tre più che affidabile (38%) ma soprattutto un gioco multidimensionale, che lo porta spesso ad attaccare il ferro e a guadagnare anche molti liberi, come accade a tutti gli attaccanti.

 

Molto solido anche in difesa (è un buon rimbalzista difensivo grazie ai 201 cm) il suo meglio lo dà quando sfruttando i suoi tagli a ricciolo riesce anche a innescare i compagni. A quel punto il suo potenziale è completamente sfruttato. Le sue migliori prestazioni stagionali hanno infatti spesso coinciso con un buon numero di assist per compagni sul perimetro o per i lunghi (in primis Azuolas Tubelis ma anche Christian Koloko e Oumar Ballo)

Keegan Murray, Iowa

L’anno scorso era una gemma nascosta all’interno del roster talentuoso di Iowa mentre quest’anno è definitivamente sbocciato, anche perché sono partiti alcuni senior che hanno lasciato liberi minuti e responsabilità. Murray è un’ala piccola NBA fatta e finita ed è in quest’ottica che gli scout lo valutano. La sua stagione è stata eccezionale per qualità e soprattutto costanza. Il gioco molto offensivo di Iowa gli ha regalato buone spaziature per sfruttare la sua tridimensionalità offensiva. Murray infatti è un 203 cm che sa sfruttare il gioco vicino a canestro, ma anche il tiro da tre (tenta quasi 5 triple a gara, che realizza con il 38%).

 

Quando attacca dal perimetro il pick and pop è il suo set di gioco preferito, e da lì la sua abilità in palleggio (di destro, a sinistra è meno sicuro) e le sue lunghe leve gli permettono di attaccare i close-out spesso di lunghi più lenti di lui. In dote porta anche un grande atletismo che gli consente di essere letale nei rimbalzi dinamici e in aiuto in difesa (5° per % block nella Big Ten)

Ochai Agbaji, Kansas

E’ quello più indietro nei mock draft, ma che non dovrebbe comunque andare più in basso della scelta numero 20. Compatto, atletico e muscoloso, Agbaji non è giovanissimo (sta per compiere 22 anni) ma compensa con esperienza ad alti livelli e capacità di gestire le responsabilità. All’interno di questa top list di stelle da Torneo, è quello che tira meglio da tre e il suo 41,1% è anche il suo massimo in carriera, sintomo che è arrivato al punto giusto della sua maturazione cestistica. Se Kansas non lo lascia troppo solo nell’assumersi responsabilità offensive, la squadra potrebbe anche fare molta strada nella March Madness.

 

Agbaji è un giocatore che ha tutto, forza fisica, grandi capacità difensive (è forse il difensore più completo e più pronto tra gli atleti citati) e anche leadership. Quello che forse manca è un po’ di continuità, come dimostrano anche le ultime partite di stagione regolare. Ma da questo punto di vista la post season e il Torneo gli forniranno il palcoscenico migliore per far salire le sue quotazioni.

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