Jared McCain si presenta al Draft 2024 con un tiro di prim’ordine e una stagione NCAA tutto sommato positiva, ma non tutto è stato rose e fiori per lui. Infatti era approdato a Duke come uno degli atleti che avrebbero guadagnato di più attraverso il NIL (grazie a un profilo TikTok da 2.8 milioni di follower) e soprattutto come uno dei freshman più promettenti di tutta la NCAA, ma poi sono arrivate le prime partite: lo State Farm Champion Classic ed il Blue Devil Challenge. Tre catastrofi. La peggiore delle quali è rappresentata dall’ultima, quella contro Michigan State, con uno zero alla voce canestri fatti.
Subito dopo è ovviamente arrivato il lato oscuro della sua fama social: messaggi d’odio, insulti e chi più ne ha più ne metta. Ad aiutarlo c’è sempre stato coach Jon Scheyer, che non ha mai avuto dubbi sulla sua star e ha continuato a dargli fiducia e importanti minuti da starter. Fiducia ripagata da dicembre in avanti con prestazioni da stella assoluta e – da non sottovalutare – con le spalle abbastanza grosse da non sentire la pressione. Dal match contro Charlotte chiuso con il 42.9% da tre e 21 punti a segno, la stagione di McCain ha preso tutta un’altra direzione.
Non solo uno scorer
Nel corso della stagione McCain è stato assieme a Kyle Filipowski il faro dell’attacco dei Blue Devils, seppur a intermittenza. Ai molti alti della stagione – tre partite da oltre trenta punti, altre nove sfondando i venti – hanno fatto seguito anche dei passaggi a vuoto, coincisi spesso con prestazioni di scarsa precisione dall’arco. Nonostante ciò, la stella di Duke è il miglior tiratore di questa classe Draft ed alla NBA Combine lo ha confermato: davanti agli scout di tutte le franchigie ha tirato con un impressionante 19/25.
Jared McCain says I'm a shooter pic.twitter.com/NWMyVuy4S6
— Jonathan Givony (@DraftExpress) May 13, 2024
McCain però non è solo un tiratore. Alcuni in stagione si sono mostrati scettici nei suoi confronti a causa di una stazza un po’ sotto media rispetto alle guardie NBA, ma l’ottimo ball handling prova a far dimenticare questo difetto. Nel corso della sua esperienza a Durham ha dimostrato di saper gestire il playmaking della squadra capendo quando prendersi un tiro e quando invece andare a cercare il compagno meglio piazzato, ma anche di saper forzare dei closeout piuttosto aggressivi.
Grande attenzione va posta anche al suo modo di difendere. Le mani veloci gli hanno permesso di chiudere la stagione con una rubata di media (a fare il paio con quella persa) ed altrettanto veloci sono i piedi. Grazie a loro riesce a dare il tormento al portatore di palla e può difendere potenzialmente su più uomini.
Niente stazza, poco atletismo
Come detto la sua stazza è il più grande difetto. È sotto taglia per una guardia NBA e sfortunatamente non ha ereditato dai genitori – entrambi atleti a livello NCAA – quell’esplosività che ti aspetteresti di vedere. Questo non gli permette di vincere facilmente uno scontro in isolamento e difficilmente lo vedrete andare al ferro nel corso di una partita. Dall’altro lato del campo, invece, lo costringerà a difendere principalmente sul perimetro. Infatti, se a Duke ha giocato quasi più con compiti da ala che da guardia, tra i professionisti il suo utilizzo varierà in modo da poter sfruttare maggiormente il suo playmaking e le abilità da tiratore in uscita dal blocco. Insomma, una guardia in uscita dalla panchina molto votata all’attacco come sta accadendo ad Eric Gordon in questo finale di carriera. Questo quanto meno per la sua stagione da rookie.
Parlando di NBA è scontato dare anche uno sguardo a dove potrebbe essere scelto. Nel nostro Super Mock Draft staziona alla scelta numero 16, ma per molti e soprattutto dopo quella prestazione da standing ovation durante la Combine, dovrebbe facilmente rientrare in Lottery puntando, forse, anche alla dieci.