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Draft NBA: tre super atleti per la lottery

Draft NBA
Autore: Stefano Fontana
Data: 30 Mag, 2022

In una NBA in cui si va sempre più veloci, essere esplosivi spesso aiuta un bel po’. Avvicinandoci al Draft 2022, andiamo ad osservare più da vicino i migliori atleti della classe di quest’anno.

Jaden Ivey

Una vecchia pubblicità diceva che “la potenza è niente senza controllo”. Lo sa bene Jaden Ivey, guardia elettrica da Purdue, che negli ultimi due anni ha lavorato intensamente per adattare la sua naturale esplosività al suo QI cestistico. Fenomenale in transizione, Ivey sa coprire il campo come pochissimi altri ed è sempre in movimento. Con la palla in mano è in grado di spostare bene la difesa per aprire il varco giusto, che sia per servire un compagno o per scaricare tutti i suoi cavalli attaccando il ferro; in fase di non possesso invece, è una saetta nel girare attorno ai blocchi dei compagni per mettersi in visione e procurarsi un tiro pulito. Figlio d’arte – mamma Niele, ex-All Star WNBA, è assistente allenatrice a Notre Dame – Jaden viene da una stagione brillante (17.3 punti di media con il 35.8% da tre ed il 46% dal campo), conclusa però con la cocente eliminazione alle Sweet 16 per mano della cinderella Saint Peter’s. A meno di sorprese sarà chiamato come il primo dei normali, dietro alla triade Banchero-Holmgren-Smith, da una squadra desiderosa di una combo guard di fisico e qualità. Può far comodo a tantissime franchigie.

 

Keegan Murray

La parabola di Keegan Murray potrebbe essere per certi versi simile a quella di Ivey: anche lui si affaccia alla NBA dopo un biennio di college, anche lui punta ad una chiamata in Top 5 e anche lui riesce a unire grande atletismo a controllo del corpo fuori dal comune. Ala piccola completa ed iper-dinamica, quest’anno si è preso sulle spalle una Iowa orfana di punti di riferimento, praticamente triplicando la sua media-punti (da 7.2 a 23.5) e diventando un rebus per qualsiasi avversario si trovasse davanti. Che sia attaccando verso il ferro, sfruttando le situazioni di pick and pop o facendosi trovare con i piedi a posto per lo scarico sull’arco (39.8% su 4.7 tentativi a partita), la difesa non può mai dimenticarsi di lui senza pagare un prezzo salato. Anche nella propria metà campo, sa sfruttare tutta la sua esplosività per catturare rimbalzi difficili, lavorare in tagliafuori e fornire preziosi aiuti al ferro (8.7 carambole e 1.9 stoppate di media in stagione). Secondo KenPom, è settimo in assoluto per Offensive Rating in Division I, nonché secondo – dietro solo ad Oscar Tshiebwe – nella corsa al premio di Player of The Year per la stagione passata.
Insomma, un esterno dinamico e brillante, che sembra già pronto per incidere in NBA ma allo stesso tempo ancora lontano dal massimo delle sue potenzialità. Nella solita serata schizofrenica del Draft, il suo nome sarà sicuramente uno dei primi ad essere chiamati.

 

Ochai Agbaji

Chi invece al college è rimasto a farsi le ossa per quattro anni è Ochai Agbaji. Arrivato come prospetto 3 stelle, lascia Kansas da star e capitano di una squadra capace di vincere il primo titolo dal 2008. In questi quattro anni ha migliorato ogni aspetto del suo gioco, specialmente nella metà campo offensiva: la meccanica di tiro è oramai quella di un cecchino navigato (40.9% su 6.5 tentativi a partita) e la quantità di opzioni a sua disposizione è vastissima. Sa mettere palla per terra rapidamente, attaccare il ferro e concludere in maniera spettacolare. Può giocare il pick and roll sia da portatore che da bloccante, ed in questa stagione ha iniziato ad essere estremamente efficace anche tirando in catch-and-shoot. Il suo fisico presenta un enigma difficilmente risolvibile per le squadre avversarie: è una guardia di 198 cm per 100 kg che può mangiare in testa ad avversari inferiori di taglia, e allo stesso tempo è troppo rapido ed esplosivo per essere tenuto a bada con continuità da un lungo. Nella metà campo difensiva, Agbaji fa tutte quelle piccole cose che piacciono agli allenatori: è sempre ben posizionato, ruota bene e sa sfruttare la sua esperienza per coprire le lacune dei compagni. Attaccarlo in uno contro uno è un incubo e la sua potenza gli permette di aiutare al ferro e limitare anche gli avversari più estrosi. La sensazione è che, rispetto ad Ivey e Murray, possa essere più facilmente integrato in un roster NBA fin da subito, sfruttando il suo QI cestistico per entrare rapidamente nei meccanismi di squadra e fornendo un contributo importante già nel suo anno da rookie.

 

Fisicità ed esplosività sono sicuramente aspetti chiave del gioco di questi tre talenti, ma ognuno a modo suo ha saputo allargare la propria base tecnica e tattica per diventare un giocatore completo, in grado di finire in cima ai taccuini degli scout di quasi tutte le squadre in vista del prossimo Draft NBA.

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