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Week 9, le pagelle – Braden Smith leggenda, l’NCAA sbaglia ancora

Braden Smith - Purdue
Autore: Raffaele Fante
Data: 5 Gen, 2026

Le conference sono iniziate con la caduta di tante blue blood, da North Carolina a Kansas, per iniziare un mese di gennaio che promette divertimento e sorprese. Ma non solo big, ci sono ancora piccole imbattute come Miami Ohio in una Ncaa senza regole certe e scossa dal caso di James Nnaji, giocatore nigeriano scelto al draft e adesso in campo con Baylor.

Ecco le pagelle della week 9

Miami Ohio – Erano tra le poche squadre imbattute, ma doveva ancora iniziare la conference e qualcuno diceva “vabbè, hanno avuto una non-conference schedule molto facile, perderanno la prima in casa contro Bowling Green”. E invece no, hanno vinto. “Sì, ma ora perderanno la prossima contro la quotatissima Akron”. E invece no, hanno battuto anche gli Zips. E adesso il record dice 15-0 e finisce che i RedHawks sono la squadra al momento più accreditata di finire la stagione con 0 sconfitte.

Braden Smith (Purdue) – Lo abbiamo nominato spesso, ma lui quasi ogni settimana fa di tutto per entrare nella parte alta delle nostre pagelle. Questa volta non parliamo di una singola prestazione, ma di un record. Smith con l’ultima gara da 12 assist ha portato il totale in carriera al college a 893, battendo il record della Big Ten che apparteneva a Cassius Winston di Michigan State. Come essere fenomeni con un fisico normale.

Darius Acuff (Arkansas) – Tra Darryn Petersen e Mikel Brown, al momento la miglior guardia tra i freshman è lui, anche perchè non solo tira con il 43% da 3 ma tende anche a metterla quando serve. Decisivo con i suoi 29 punti contro Tennessee in una partita da vero leader e Arkansas ha così iniziato la SEC nel migliore dei modi.

Malik Reneau (Miami) – Nella pazza partita di capodanno contro Pittsburgh – dove ci sono stati almeno tre parziali da 15-0 – a vincere sono stati gli Hurricanes grazie ad uno dei talenti più sottovalutati della Division I. Il lungo ex Indiana ne ha messi 28 con il 61%, non solo governando il post come suo solito, ma anche tirando il 40% da tre. In stagione viaggia a oltre 20 punti di media e Miami è una squadra molto pericolosa, soprattutto grazie a lui.

 

Stefan Vaaks (Providence) – L’ala estone dei Friars ogni tanto spadella senza pietà da 3 (1/10 contro Butler, 1/11 contro Brown), ma ha scelto la partita giusta per farsi notare come uno dei freshman più interessanti della Big East. Le sue 4 triple nel secondo tempo ribaltano la gara contro St John’s e danno a Providence una vittoria di grande prestigio

Josh Hubbard (Mississippi State) – Prima o poi nell’arco della stagione, il suo nome da queste parti arriva sempre. Il micro funambolo dei Bulldogs sbanca il campo di Texas con 38 punti, compresi i 5 finali con ditino sul naso per mettere a tacere i tifosi dei Longhorns. Neanche 1.80 centimetri, ma leadership a pacchi.

Seton Hall – Finalmente si vede la mano di coach Shaheen Holloway sui Pirates, che al momento sono tra le migliori difese del college basketball. Prima per stoppate e seconda per palle recuperate, hanno perso solo contro Villanova, ma le vittorie su Providence, Marquette e Creighton dicono che Seton Hall sarà una delle squadre da battere nella Big East.

Bennett Stirtz (Iowa) – Se ne sono accorti anche quelli di UCLA, il ragazzo che nessuno voleva reclutare è un mezzo fenomeno. La vittoria di Iowa sui Bruins porta la firma del suo play tuttofare: 27 punti con 4/4 da 2, 4/6 da tre punti, 7/7 ai liberi, 4 rimbalzi, 5 assist e 2 recuperate. La cosa buffa è che fino all’anno scorso si diceva: è forte ma gli manca la costanza nel tiro dalla lunga distanza. In stagione siamo al 43% abbondante. E adesso?

Jeremiah Wilkinson (Georgia) – Senza il suo demenziale fallo sulla sirena, Auburn non avrebbe avuto la chance di vincere la partita al supplementare, ma senza i suoi 31 punti Georgia non avrebbe vinto una partita che legittima la sua presenza nel ranking e la fa diventare una delle big inattese della SEC. Attenzione ai Bulldogs che sono 13-1 e hanno il miglior attacco della nazione con 99 punti a partita.

Stanford – 40 punti segnati nella sconfitta contro Notre Dame ed esattamente il doppio (80) nella vittoria contro una Louisville sempre più acciaccata. Tutte e due partite casalinghe tra l’altro. Qual è il vero volto dei Cardinals? Qual è il vero Ebuka Okorie? E’ un freshman come tanti, o una stella destinata a lasciare il segno al college basketball? Il verdetto per ora rimane sospeso.

Grand Canyon – La partita contro Colorado State doveva essere una prova del 9: fallita. E così la sensazione è che Grand Canyon, nonostante le grandi ambizioni, rimanga una sorta di eterna incompiuta. Dusty Stromer non è mai esploso e coach Bryce Drew quest’anno rischia persino di non portare gli Antelopes al Torneo.

Carson Cooper (Michigan State) – Si ricorderà per un po’ il minuto e mezzo finale che ha portato alla sconfitta della sua squadra contro Nebraska. Schiacciata sbagliata, 1/2 dalla lunetta e poi, a 7 decimi dalla fine sotto di 2, primo libero sul ferro e secondo sbagliato apposta ma con sua invasione. Niente male Carson

 

.La difesa di North Carolina – C’è da dire che SMU ve l’avevamo segnalata, ma in un modo o nell’altro coach Hubert Davis trova il modo di far saltare quanto di buono fatto a UNC. La seconda sconfitta in stagione di North Carolina arriva con un secondo tempo tragico dal punto di vista difensivo: 58 punti concessi ai Mustangs, 14/27 dall’arco e un Boopie Miller da 27+12 assist e 77% dal campo. Non esiste la pressione sul perimetro a Chapel Hill.

Boise State – La partita in sé meriterebbe un voto vicino al 10, ma i Broncos devono mangiarsi le mani per quanto sprecato. Travolti nel primo tempo da San Diego State, sopra di 21 all’intervallo, Boise rimonta in maniera feroce forzando l’overtime dove a 18 secondi dalla fine era sopra di sei. Finita no? Neanche per scherzo. Ci sono voluti tre overtime per dare la vittoria a San Diego State lasciando la squadra di coach Leon Rice con una bocca amarissima.

 

Florida – Adesso possiamo dirlo, a meno di un miracolo la stagione dei Gators è destinata a essere archiviata tra quelle “da dimenticare”. Le premesse di repeat erano in effetti solo sulla carta, perché in campo non funziona niente di quello che ci si aspettava. E se anche Boogie Fland rallenta (come contro Missouri ma non solo, 20% da 3 in stagione) si spegne la luce.

Auburn – Questa prima annata di coach Steven Pearl sta andando più a sud del previsto. Okay, cinque sconfitte contro squadre del ranking di cui quattro appartenenti alla Top Ten ma più che Tigers sembrano dei gattini spauriti. Una difesa che collassa su sé stessa ogni volta e regala trentelli agli avversari. Non quello che ci si aspettava da un coach dipinto come specialista difensivo.

 

Ncaa – Il caso non è facile, ma l’Ncaa ha dirigenti e avvocati pagati vagonate di dollari che devono essere in grado di dare certezze a un sistema che al momento non ne ha. O si decide che vale tutto, oppure se si vuole mantenere un’ombra di dilettantismo, va chiarito una volta per sempre chi è eleggibile e chi no. Altrimenti è solo caos e l’arrivo di un semi pro come James Nnaji a Baylor è stata l’ennesima dimostrazione di come non si gestisce il tema.

Micah Shrewsberry (Notre Dame) – Basta un gioco da quattro punti per far perdere la testa. Dai Dai Ames ribalta la partita e la regala a California sullo scadere e, dopo la sirena finale, il coach di Notre Dame Shrewsberry decide di farsi giustizia da solo rincorrendo l’arbitro nel tunnel. C’è voluto l’intero staff di Notre Dame per placcare e fermare l’ira funesta del coach ex Penn State che, sorprendentemente, non è stato sospeso né dall’università, né dall’ACC.

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