Non era facile farsi notare in una delle migliori classi di freshman che si siano viste nell’Ncaa, ma Keaton Wagler ci è riuscito. Poteva essere uno dei tanti giocatori di talento in Division I, è invece il leader di una squadra da top ten, primo in quasi tutte le statistiche di Illinois. Alcuni ragazzi al primo anno erano ampiamente attesi, lui è stato finora un’autentica sorpresa. Con una storia interessante.
Un ragazzo venuto dal nulla
Un ragazzo venuto dal nulla, che nel giro di pochi mesi ha fatto impazzire scout e addetti ai lavori. Non era previsto che potesse entrare già in orbita primo giro del Draft nella stagione da freshman e invece, se continua così, potrebbe anche diventare una scelta da lottery. Reclutato da Illinois, a inizio anno aveva pensato di fare una stagione da redshirt. E invece è diventato prima un punto fermo nel quintetto, poi il go-to-guy della rotazione di coach Brad Underwood. Un ruolo non indifferente, considerate le ambizioni dei Fighting Illini, al momento alla #8 del ranking Ap.
Uno scenario inaspettato? Decisamente. Nel ranking di 247Sports della classe di reclutamento del 2025 lui era alla posizione numero 261. La scorsa estate si parlava di AJ Dybantsa, Darryn Peterson, Cameron Boozer. E il nome di Keaton Wagler era sconosciuto ai più. E questo rende la storia di questo ragazzo affascinante. In una stagione Ncaa in cui si discute dei ritorni al college di atleti che si sono dichiarati per il Draft in anni passati, il suo percorso riconcilia con il fascino del basket universitario.
Nato a Shawnee, Kansas, il 3 febbraio del 2007, nel suo percorso scolastico non ha mai lasciato la città natale. Al liceo, ha completato il ciclo alla Shawnee Mission Northwest, vincendo due titoli e segnando più di 1100 punti. Senza legami con brand e sponsor, Wagler ha condotto i Cougars a tanti successi, ma per una serie di motivi è sempre passato pressoché inosservato. Nei primi anni di high school si è parlato poco di lui perché non altissimo. Non si pensava potesse raggiungere una stazza tale da poter immaginare una carriera professionistica. Invece Keaton non ha mai smesso di crederci, così come il padre che lo premiava ogni volta che andava in doppia cifra con i rimbalzi.
Poi è cresciuto, ma il suo rendimento è stato oscurato dalla presenza in squadra di Ethan Taylor, prospetto a 5 stelle che il prossimo anno giocherà a Michigan State. Una curiosa coincidenza considerando che la Shawnee Northwest non ha mai prodotto talenti da NBA, ma solo giocatori NFL. E l’ultimo atleta giunto dalla cittadina del Kansas è Matt Freije, draftato alla 53 dai Miami Heat nel 2004. E comunque ha frequentato la Shawnee West, la scuola rivale.
Il regalo del figlio del coach
Saper trovare il talento giusto è una delle doti principali di un valido scout. E Tyler Underwood, figlio di Brad, ha avuto buon occhio. Fino all’estate 2024, prima del suo anno da senior, Wagler era finito nei radar di college minori, tra Division I e Division II. Nel frattempo la sua famiglia ha iniziato a prendere contatti con altre realtà, inviando i video di partite e allenamenti del ragazzo. Uno di questi finisce nelle mani di Tyler Underwood che, fidandosi delle immagini, in una maniera inusuale per lo scouting di Illinois, capisce di avere di fronte un grande talento. E così, incontro dopo incontro, arriva il commitment per il 2025.
Lo sforzo di Illinois per assicurarsi Wagler è stato relativo. Minnesota era stato l’unico altro college delle Power 4 a interessarsi al ragazzo offrendogli una scolarship. Tuttavia i Golden Gophers erano alle prese con un principio di rivoluzione tecnica, che avrebbe portato all’addio di coach Ben Johnson dopo quattro stagioni non esaltanti. E così Wagler arriva all’anno da senior a Shawnee, forte di una scolarship in uno dei migliori college degli Stati Uniti. Ci mette poco a mettersi in luce in campo. Malgrado la timidezza iniziale e l’idea di vivere una stagione da redshirt, fa subito vedere tutte le sue doti. Una guardia con capacità di scoring su tre livelli, ma con una propensione all’assist che non è passata inosservata e ottimo ball handling. Un potenziale crack offensivo che, partita dopo partita, si è imposto come perno dell’attacco di Underwood.
Nelle prime uscite è stato impiegato off the ball, con fortune alterne. L’idea era di non caricarlo di eccessive responsabilità nelle prime partite, dandogli la serenità di ambientarsi nel migliore dei modi.
Un punto di svolta è arrivato a fine novembre, dopo una pesante sconfitta con UConn. Wagler è irriconoscibile: gioca solo 14 minuti, prende solamente tre tiri e dà la sensazione di essere spaesato. Tra l’altro veniva dalla partita con Texas-Rio Grande nella quale aveva tirato con il 18% dal campo. Ma Underwood anziché dargli meno spazio, decide di mettergli palla in mano. Diventa, di fatto, la point guard di Illinois e qualcosa camba. Con Tennessee, una settimana dopo la sconfitta con gli Huskies, segna 16 punti con 8 rimbalzi e 5 assist. I suoi numeri crescono sia da un punto di vista di punti, ma anche di assist e percentuali.
Il capolavoro alla Mackey Arena
Il nome di Wagler inizia ad apparire con frequenza nei taccuini degli scout delle franchigie NBA. Le aspettative crescono, ma lui non sembra farci caso. Illinois continua a vincere, arrivano le prime doppie doppie di punti e assist, poi il capolavoro sul campo di Purdue. Una sfida sentita contro i Boilermakers, i favoriti per vincere la Big Ten, nella quale Wagler è il protagonista assoluto. 46 punti, 4 assist, 13 su 17 dal campo, 9 su 11 al tiro da tre punti. Una prestazione indimenticabile alla Mackey Arena che regala ai suoi una vittoria pesante.
E pochi giorni dopo la replica. 28 punti e 5 assist nel 78-69 contro Nebraska, tra le sorprese stagionali. E anche quando le cose al tiro non girano, come nella sconfitta all’overtime contro Michigan State, riesce comunque a incidere sull’andamento della gara. Wagler ormai non è più una sorpresa, gli avversari preparano i piani partita per tentare di fermarlo. E questo dà la possibilità ai suoi compagni di sfruttare tutte le attenzioni che le difese avversarie gli riservano, D’altronde da 3 è un tiratore clamoroso con il 43.7% con 6 tentativi a partita, ma non solo: nella sua squadra è primo in punti (18.5), minuti in campo (33), assist (4.3) e recuperi (0.8). Altro che stagione da redshirt.
A Champaign i tifosi sono impazziti per lui. Nel suo percorso a Illinois, che verosimilmente si concluderà a fine stagione, potrebbe fare ancor di più di due leggende dell’università come Brandon Paul e Ayo Dosumnu. Come? Arrivando a quelle Final Four che mancano dal 2005. Un traguardo del genere darebbe gloria eterna a Wagler nella storia dei Fighting Illini. E poi potrà pensare a scrivere la sua storia in NBA .


