Avanzano Duke e Michigan ma i Blue Devils hanno faticato non poco per eliminare la St John’s di Rick Pitino, così come gran fatica ha fatto UConn contro una Michigan State che sembrava fuori partita e che invece ha poi tirato fuori tutto il carattere di Tom Izzo. Torna alle Elite 8 anche Tennessee, che sfrutta l’assenza di Joshua Jefferson e domina Iowa State sotto i tabelloni.
Ecco cosa è successo nel secondo giorno di Sweet 16.
East
La resilienza di Duke – Nel primo tempo ha fatto solo un’apparizione, nel secondo Caleb Foster ha cambiato le sorti della gara. La guardia di Duke è tornata in campo bruciando le tappe del suo percorso di riabilitazione (dopo una frattura al piede e 5 gare di assenza) e nella sostanza ha portato i Blue Devils alle Elite 8, segnando 7 punti consecutivi nel momento peggiore della sua squadra. Dopo 5 minuti di secondo tempo St John’s era infatti in vantaggio di 10 punti. La difesa press aveva fatto perdere la bussola a Cayden Boozer regalando punti facili in contropiede e inerzia ai Johnnies. E a quel punto sono accadute due cose: Duke si è messa a zona e Foster si è messo in play. La zona ha rallentato i ritmi dell’attacco di St. John’s e messo qualche granello negli ingranaggi, ma soprattutto Foster ha guidato l’attacco senza subire il pressing avversario ma anzi penetrando e portando punti uno più prezioso dell’altro (11 per lui, tutti nella ripresa). E così grazie anche all’ennesima prestazione balistica di Isaiah Evans (25 con 6/7 e 4/8) e alla solidità di Cameron Boozer (ben contenuto ma che ha comunque chiuso con 22 punti e 10 rimbalzi) Duke alla fine l’ha portata a casa, grazie anche alla consueta solidità difensiva di Maliq Brown e Dame Sarr, che ha fatto il solito utilissimo lavoro oscuro, prendendo tra l’altro l’ultimo decisivo rimbalzo. St John’s nel complesso ha proceduto a strappi sorretta da palle recuperate e tiro da tre (sfruttando il 4/4 dall’arco del panchinaro Ruben Prey), dalla coppia Ejiofor-Hopkins ma tradita dagli esterni Sellers e Sanon, vero punto debole della squadra costruita da Rick Pitino.
Non una volta, ma due – Connecticut ha dovuto battere Michigan State due volte, una per tempo. Dopo 10 minuti il punteggio era 25-6 per gli Huskies che sembravano pronti a una cavalcata verso le Élite 8. Da quel momento gli Spartans tenendo fede al loro nickname hanno rosicchiato punto su punto, arrivando persino in vantaggio negli ultimi minuti di gara grazie a un 2+1 di Jaxon Kohler. Nel finale punto a punto in cui, guarda un po’, UConn si è affidata alla solidità di Tarris Reed (20 punti e sempre un rebus sotto canestro per gli avversari) e al solito Alex Karaban che, con una tripla da 8 metri, ha permesso l’allungo finale agli Huskies. Connecticut ha ritrovato parzialmente Solo Ball (12 punti con 2/3 e 2/5) ma dovrà giocare molto meglio per poter impensierire Duke. Michigan State paga la sua scarsa pericolosità da 3 (4/16) e la serata normale del suo leader Jeremy Fears (13 punti con 5/15 e 7 assist), ma ha chiuso la sua ottima stagione andando ancora una volta al di là dei suoi limiti, spaventando e non poco la squadra di Dan Hurley.
Midwest
Yaxel Lenderborg e molto altro – La performance da all around totale, o da Mvp se preferite, di Yaxel Lendeborg con 23 punti, 12 rimbalzi, e 7 assist è una delle chiavi della vittoria tutto sommato comoda di Michigan, ma non l’unica. C’è un attacco da 90 punti che si basa su tanti giocatori e c’è un controllo dei tabelloni (46-32) grazie a una batteria di lunghi che probabilmente nessun altro ha e c’è anche un grande coach come Dusty May, che partita dopo partita, conferma di avere dato una solidissima idea di gioco alla sua squadra. Non basta quindi ad Alabama un Labaron Philon da 35 punti e 7 rimbalzi, perchè la spallata di Michigan nel secondo tempo è troppo forte per un essere assorbita da un solo giocatore. Nel 48% da 3 dei Wolverines c’è l’ottimo contributo dalla panchina di Robby Gayle e Trey McKenney che segnano rispettivamente 16 e 17 punti con 6/9 in due dall’arco. Tirano da 3 tutto quello che gli passa per le mani i ragazzi di Nate Oats ma se nel primo tempo le cose funzionano e per 20′ si assiste a una gara ad alto ritmo e punteggio, con Alabama avanti di 2 all’intervallo, nel secondo le cose funzionano ben peggio e il 14/47 finale regala a Michigan il controllo della partita dal 30′ per arrivare tranquilla al prossimo turno.
Quando i centimetri contano – Quando prendi 21 rimbalzi in meno del tuo avversario, per portare a casa una partita devi avere percentuali stratosferiche. Non è stato questo il caso e Iowa State paga tantissimo l’assenza di Joshua Jefferson e chiude quindi la sua (ottima) stagione, perdendo contro Tennessee che ha sostanzialmente potuto tirare sempre due volte a ogni azione. Finisce infatti 43-22 la lotta sotto i tabelloni, con i Vols che conquistano 16 rimbalzi in attacco e vincono per manifesta superiorità di centimetri, grazie al lavoro dei lunghi, alla mano dolce di Nate Ament e alla leadership di Ja’Kobi Gillespie che tira male dall’arco (2/11) ma le sue due triple arrivano comunque in momenti importanti. Fa solo due canestri, uno nel primo e uno nel secondo tempo e ovviamente dall’arco, Milan Moncilovic, miglior tiratore da 3 della nazione che però lascia soli i suoi compagni nella partita in cui ci sarebbe stato davvero bisogno di una sua grande prestazione. Solo Nate Heise aiuta in attacco Tamin Lipsey, ma sotto canestro non c’è davvero nessuno e i Vols usano tutta la loro fisicità per arrivare per il terzo anno di fila alle Elite Eight.


