Darius Acuff è finora il miglior giocatore del Torneo, Matas Vokietaitis di Texas il ungo più efficace, Florida l’unica numero 1 eliminata da una grande Iowa, giudizio ancora sospeso per Duke, così come Darryn Peterson va a casa senza aver chiarito i dubbi che ci sono su di lui. Sorride la Big Ten mentre è un disastro l’Acc e la panchina di Hubert Davis scricchiola pericolosamente.
Ecco le pagelle del primo weekend della March Madness 2026

Braden Smith (Purdue) – Arrivato a 1.077 ha guardato sopra di sé e non c’era più nessuno da superare, nessuno che aveva smistato più assist di lui. Braden Smith è entrato nella storia del college basket come il più grande assistman di tutti i tempi. Nel frattempo peraltro la quota di passaggi smarcanti è salita a 1.091, nonostante una seconda partita di Torneo sostanzialmente da dimenticare. Perché anche quando gioca malino, la sua quota di assistenze non manca mai (8). Quando si scrive “floor general” parlando delle guardie, ecco di fatto si sta descrivendo un giocatore come Smith.
Darius Acuff (Arkansas) – A volte sembra quasi abbia fatto un patto col diavolo. Non riesce a sbagliare, per quanto assurdi o difficili siano i tiri che si sceglie. E la sua capacità di segnare canestri impossibili si vede quasi sempre nei momenti clutch delle partite. E’ stato così nella finale del torneo di conference contro Vanderbilt (30 punti e 11 assist) ed è stato così anche nei minuti decisivi del secondo turno contro la quasi-principessa High Point: 6 assist e 36 punti, compresi i 7 consecutivi che hanno ucciso la partita. Un piacere vederlo giocare. Chiaramente di passaggio e pronto per la NBA.

Nebraska – Fino a una settimana non avevano mai vinto una partita al torneo, ora affronteranno le Sweet Sixteen contro gli eterni rivali di Iowa da favoriti. Il coronamento del lavoro meraviglioso di Fred Hoiberg – ma anche del nostro Luca Virgilio – che ha preso uno dei programmi più sfigati della Division I e l’ha trasformato in una squadra temibile, in salute e che porta giocatori in Nba. Certo, non saremo qui a parlare se quel clamoroso lancio di monetina di Tyler Tanner fosse finito dentro, ma la Madness è anche questo. Le chance per arrivare ad Indianapolis ci sono.
Ben McCollum (Iowa) – La volete una bella storia da college basket? Eccola qua. Due anni fa Ben McCollum allenava una squadra di Division II. Tutti a dire: “Bravo, ma la Division I è un’altra cosa”. Lo ha chiamato Drake e lui si è portato dietro i suoi pretoriani (giocatori da Division II) e ha condotto la squadra al secondo turno della March Madness. Tutti a dire: “Bravo, ma le power conference sono un’altra cosa”. E così quest’anno è passato sulla panchina di Iowa, squadra che McCollum, grazie alla vittoria su Florida, ha portato alle Sweet 16 per la prima volta dal 1999. Di questo passo tra due anni riporterà i Bulls al titolo NBA.

Matas Vokietaitis (Texas) – Lo scorso anno era una sorpresa nella Florida Atlantic tutta europea del nostro Niccolò Moretti, ora è una certezza nel sistema di Sean Miller. Pentole e coperchi sotto canestro, dove tiene botta, si svita per segnare e rastrella rimbalzi. Ad Austin l’hanno iniziato a chiamare “The Lithuanian Dream” in onore di Hakeem, segno di come sia già entrato nei cuori. Se sistemasse i tiri liberi, diventerebbe ancora più impressionante la sua stats line, che già vede quasi 20 punti di media e 11 rimbalzi al torneo.
Balkan Boys di Illinois – David Mirkovic straordinario nella prima, Andrej Stojakovic immarcabile nella seconda e con due larghe vittorie Illinois arriva bella carica allo scontro con Houston che dirà di che pasta son davvero fatti questi Fighting Illini. Finora sono sembrati una delle squadre più in forma, oltre che più divertenti, con le schiacciate di Zvone Ivisic e la sostanza di suo fratello Tomislav,(14+11 contro Vcu), ma si sa che gli slavi sono imprevedibili e quindi meglio non dare nulla per scontato con loro.

Rob Martin (High point) – Contro Wisconsin la scena se la sono rubati Chase Johnston e la rabbiosa intervista con un’asciugamano in testa di coach Flynn Clayman, ma contro Arkansas Rob Martin si è ripreso il riflettore che si merita. É una di quelle tante guardie tascabili che popolano il mondo Mid Major, sa segnare in mille modi e sa anche essere clutch. Di fronte a un potenziale Top 5 come Darius Acuff non ha battuto ciglio e ha risposto colpo su colpo mettendo 30 punti, dopo i 23 dell’esordio al torneo. Non sono bastati per arrivare al secondo weekend, ma per stupire tutti si.
Tamin Lipsey (Iowa State) – In disparte a guardare i compagni nella passeggiata contro Tennessee State, assoluto padrone della partita contro Kentucky con il career high di 26 punti (con 10 assist e 5 recuperi), giusto per chiarire l’importanza di avere un playmaker contro una Kentucky che di playmaker non ne ha manco l’ombra. D’altronde senza l’infortunato Joshua Jefferson, ci voleva un passo in avanti degli altri leader di una squadra tutt’altro che stracolma di talento ma con un carattere pazzesco.

Darryn Peterson (Kansas) – Poteva essere l’occasione per far vedere a tutta America chi si merita la scelta numero 1 al draft e invece i dubbi sono rimasti pressochè tutti: realizzatore di grande efficacia ed eleganza ma anche talento che si accende e si spegne a ripetizione nel corso della stessa partita, sempre il migliore dei suoi che tira però 16/39 senza passarla mai (1 assist in due partite), e se non altro è rimasto in campo quasi sempre senza avere problemi fisici.
Duke – Il ritorno di Patrick Ngongba è la gran bella notizia per Jon Scheyer che però ha visto la sua squadra fare un gran fatica per una partita e mezza. Siena è andata sopra di 13 punti e ha poi perso per sostanziale consunzione del suo quintetto, in campo per 40 minuti, mentre anche il primo tempo con Tcu è stato tutt’altro che scintillante. Inizio non proprio convincente per la numero assoluta che ha poi regolato gli Horned Frogs grazie anche a un ottimo Dame Sarr. Ma adesso arriva St John’s e ci vorrà ben altro.

Gonzaga – Senza un giocatore chiave come Braden Huff era facile ipotizzare un cammino non troppo lungo per gli Zags ma l’eliminazione nel primo weekend è stata comunque inaspettata. Già contro Kennesaw State i ragazzi di Mark Few hanno faticato più del previsto, contro Texas hanno confermato tutte le difficoltà di una squadra che non ha davvero mai convinto fino in fondo. Troppo solo Graham Ike in attacco e non è bastata una gran bella partita di Emmanuel Innocenti per evitare la seconda eliminazione consecutiva al secondo turno.
Louisville – Senza il miglior giocatore e miglior marcatore (Mikel Brown) era difficile immaginare un percorso diverso, ma la stagione si è conclusa molto diversamente dalle aspettative. Poca difesa, molto tiro da 3, giocatori sotto canestro spesso spaesati. Anche al Torneo le due partite giocate sono state (così come la stagione) un po’ bruttine. Coach Pat Kelsey ha fatto, sulla carta, un passo avanti rispetto all’anno scorso, ma di sicuro le attese per il prossimo campionato ora si alzeranno ulteriormente.

Collin Chandler (Kentucky) – Impalpabile simbolo della leggerezza di Kentucky al Torneo, doveva essere uno dei punti fermi di Mark Pope con il suo 41% da 3 in stagione e invece mette insieme un misero 3/14 in due gare vissute da spettatore, che decretano il fallimento di un progetto supercostoso che ha l’unica attenuante di 3 giocatori persi per infortuni. E’ un sophomore, quindi ha tempo per migliorare, ma il Torneo ha detto che non ha solo il look ma forse anche il talento da surfista.
BYU – Coach Kevin Young di giocatore importante ne ha perso uno solo, ma la realtà è che oltre metà squadra non si è presentata al Torneo. Rincorre dall’inizio alla fine Texas con l’unico schema del palla a AJ Dybantsa e poi vediamo che succede. E succede che la stella di BYU ne segna 35 ma i lunghi fanno le belle statuine, la panchina produce zero punti e da 3 non entra nulla, e il risultato è che si va a casa e pure molto in fretta. Sprecando l’unico anno di un giocatore di enorme talento e chissà nello Utah quando se ne rivedrà uno simile.

Wisconsin – Si finisce sempre così. A prendere più applausi del dovuto durante la regular season e a rimediare schiaffi e upset al torneo. Questo sembra il destino di coach Greg Gard e dei Badgers, una squadra che – come ci raccontava Riccardo Greppi – è soggetta a passaggi a vuoto durante la stessa partita. La difesa alla fine ha affossato le sueambizioni non trovando mai una soluzione valida per arginare gli esterni di High Point.
Hubert Davis (North Carolina) – Ha vissuto di rendita dopo l’exploit al primo anno, quando la squadra è entrata al Torneo con il seed n. 8 dopo una stagione in altalena e ha raggiunto la finale persa contro Kansas. Da quel momento in poi le cose sono peggiorate. Due anni fa UNC con il seed n. 1 è uscita alle Sweet 16 contro Alabama, dopodiché sono arrivate due eliminazioni al primo turno. La “rendita” di coach Davis sembra si sia esaurita. North Carolina è un programma di elite e la panchina dell’allenatore ora sembra davvero rovente.

Boogie Fland / Xaivian Lee (Florida) – L’ultima azione della gara contro Iowa spiega meglio di mille parole la stagione di Florida: Boogie Fland scomparso che non chiede palla e non è coinvolto nell’azione offensiva e Xaivian Lee che prova una penetrazione sulla linea di fondo senza aver bene idea di dove andare e cosa fare. Dalle stelle alle stalle. I Gators quest’anno non hanno mai davvero convinto, nemmeno nel momento in cui sembravano essere tornati solidi. Il problema di fondo è stato un reparto guardie lontano parente di quello che l’anno scorso aveva portato al titolo, con Fland e Lee mai continui.
ACC – Da grande vincitrice a grande sconfitta nell’arco di una settimana. La Atlantic Coast Conference è rimasta presente al Torneo solo con Duke, che peraltro non ha brillato e ha rischiato fin dal primo turno. Delle 7 squadre chiamate a partecipare SMU e NC State non hanno superato il First Four e non sono nemmeno entrate nel tabellone principale, Clemson e North Carolina sono state fatte fuori al primo turno, mentre Louisville e Virginia non hanno passato il secondo. Mala tempora currunt per quella che un tempo era la Conference regina del college basket.


