Arriva finalmente la Preseason Top 25 2026-27 e chiariamo subito una cosa: tutto può ancora cambiare perché arrivati a tre settimane dall’inizio della stagione di college basketball – che partirà da Roma – l’NCAA non si è ancora espressa sui tanti casi di professionisti reclutati dalle squadre, oltre ad essere coinvolta in una serie di cause contro i tentativi dei giocatori della classe 2022 di diventare eleggibili. Il risultato è che c’è la netta sensazione che i roster potrebbero perdere dei pezzi o anche acquistarne altri in corso d’opera. Proprio per questo, LSU non sarà in questa Top 25: al completo sarebbe una legittima presenza in questa classifica, senza di loro una delle squadre più scarse della Division I. Fatti alcuni disclaimer, possiamo partire.
Il primo roster di Mike Malone a Chapel Hill è segnato da una netta discontinuità con il passato: un solo elemento di rotazione dalla passata stagione – Jarin Stevenson – e un roster molto sbilanciato nel reparto guardie. Cruciale sarà la maturazione di Neoklis Avdalas che dovrà gestire meglio i ritmi di un attacco con più risorse rispetto all’esordio a Virginia Tech, dove il contesto povero di talento attorno a lui l’ha portato a una stagione di scarsa efficienza. Qui potrà armare la mira del transfer da Nc State Matt Able (35.1% dall’arco) e di Stevenson, oltre che creare delle sinergie al ferro con la coppia di lunghi complementare: l’esplosività grezza e verticale di Sayon Keita, prodotto del Barcellona, e la bidimensionalità dell’ex Panathinaikos Alexandros Samurodov. Terrence Brown è uno scorer abituato a essere la stella assoluta in un contesto senza ambizione come quello di Utah. La potenzialità per un attacco da paura c’è, ma va testata la tenuta difensiva, oltre ad una panchina che – a prima vista – sembra molto corta. Per questo parte indietro in ACC.
24. UCLA
Che UCLA riesca a reclutare bene in Europa è appurato da anni. Che Mick Cronin riesca a costruire un vestito tattico per tirar fuori il talento da questi giocatori è un altro. L’interesse attorno ai Bruins gira su un nome solo: Nikola Kusturica, ala serba reduce da un mondiale U19 da stella assoluta che ha firmato un biennale con l’università losangelina. Il 17enne sarà inserito in una squadra fatta di muscoli e difesa con il frontcourt formato da Eric Dailey e Xavier Booker a sigillare l’area e la lotta ai rimbalzi, mentre Trent Perry e il transfer da Texas Tech Jaylen Petty a gestire la palla e tirare con grandi percentuali (39% il primo, 37.5% il secondo). A Kusturica l’onere di collegare i reparti in una stagione in cui gli sarà richiesto di essere più il glue guy che un vero e proprio trascinatore. Coach Cronin punta dalla panchina anche sull’esplosione di Filip Jovic, mai sbocciato nella complicata stagione di Auburn, e su Sergej Macura, anche lui frenato dall’intensità della SEC a Mississippi State.
L’arrivo di Luigi Suigo ha ridato grande entusiasmo a un programma storico come Villanova che, dopo un primo anno promettente di coach Kevin Willard, crede di poter tornare a guardare negli occhi le dominatrici delle ultime Big East, St John’s e UConn. Siamo ancora un gradino sotto, ma il roster costruito da Willard e dal GM Baker Dunleavy è di gran livello. Tyler Perkins è uno dei talenti più sottovalutati della scorsa stagione, una guardia dalla grande efficienza lontano dalla palla. In cabina di regia Willard punta su due giocatori molto forti in mid major, chiamati al salto in una conference più impegnativa come Buddy Simmons da St Bonaventure e Elijah Crawford da Illinois – Chicago. Il meglio è nel frontcourt: centimetri a bizzeffe, grandi fisici e capacità di andare a rimbalzo con Kwame Evans, Devin Royal e Suigo, meno la capacità di aprire il campo visto che i primi due tirano con il 30% e utilizzare Suigo lontano dal canestro può essere senz’altro una buona idea ma non da usare con continuità.
Mentre coach John Calipari utilizza ogni intervista con i media per poter parlare della riforma della NIL che dovrebbe stabilizzare il mondo collegiale americano, Arkansas affronta la stagione con ottimismo e un roster profondo. L’attrazione principale non possono non essere i freshmen portati da coach Cal, uno su tutti quel Jordan Smith in lotta per la scelta No.1 al Draft. Two-way player elettrico, molto forte sulla palla in difesa e aggressivo in attacco. Non ha la maturità offensiva di Darius Acuff e si dividerà le responsabilità in attacco con lo scorer da Georgia Jeremiah Wilkinson e gli altri due freshmen Abdou Toure e JJ Andrews. Il reparto lunghi è quello che ha più dubbi e più potenziale: Billy Richmond III sarà il collante difensivo e tuttofare, mentre l’esplosività di Miikka Muurinen potrebbe essere utilizzata lontano dalla palla e in campo aperto. Diverse opzioni, anche europee, sotto canestro come il lungo ex Real Madrid Ilia Frolov o il transfer da Furman Cooper Bowser.
Dal fallimentare esperimento dell’All Star Team del mondo Mid Major a pesanti investimenti nel transfer portal per riportare Indiana ai fasti che la sua storia merita. Siamo al secondo anno ma coach Darian DeVries sente già la pressione di portare risultati in quest’era frenetica e accelerata. Il roster messo insieme interamente dal portal è interessante ma si sa che questo tipo di costruzione può essere anche molto rischiosa. Ad orchestrare in regia c’è l’ex Notre Dame Markus Burton, ventellista in ACC nelle ultime due stagioni e uomo da cui andare nei momenti caldi della partita. Attorno a lui DeVries potrà aggiungere il talento al tiro di Darren Harris, l’energia difensiva di Jaeden Mustaf e la calma di un floor general con un gran tiro come l’ex Villanova Bryce Lindsay. C’è tanta attenzione attorno all’ala freshmen Prince-Alexander Moody, mentre sotto canestro sono arrivati tanti muscoli con Aidan Sherrell da Alabama e tanti centimetri, 220 per la precisione, con Samet Yitoglu, reduce da una breakout season a SMU.
