Con l’arrivo di Diego Garavaglia a Rutgers, si completa l’approdo in NCAA della migliore generazione prodotta dalla pallacanestro italiana negli ultimi anni, quella dei 2006-07. Dopo una stagione con alti e bassi in Germania ad ULM, Garavaglia seguirà in America suoi vecchi compagni dell’Olimpia Achille Lonati, Samuele Miccoli e Luigi Suigo, e di nazionale come Dame Sarr e Maikcol Perez, giocando in una delle conference più prestigiose della Division I.
Un italiano in Big Ten
Non sarà una delle powerhouse abituate a puntare alla vetta della Big Ten, ma la scelta di Diego Garavaglia sembra parecchio azzeccata. Rutgers è il college pubblico del New Jersey, a 50 minuti da New York, ed è allenato da dieci anni da coach Steve Pikielll, un allenatore vecchio stampo, molto attento alla fase difensiva.
Gli Scarlet Knights non hanno mai avuto stagioni particolarmente brillanti, ma neanche così tragiche. Le annate migliori sono arrivate a cavallo del Covid con Ron Harper Jr – figlio dell’ex Bulls – e Jacob Young a guidare la squadra a due apparizioni al torneo. Subito dopo sono arrivati anche i prospetti Nba: Dylan Harper ha seguito il fratello Ron nel New Jersey portandosi dietro anche Ace Bailey. Una stagione fallimentare sotto tanti punti di vista, finita sotto il 50% e senza ingresso al torneo, che però non ha compromesso certo le loro quotazioni Nba, visto che sono stati scelti rispettivamente alla 2 e alla 5 nel draft 2025
Rutgers è un programma dal gioco rognoso e spigoloso con risorse non illimitate per il NIL e con un coach capace di sviluppare bene i giocatori dal punto di vista difensivo dove il talento all-around di Garavaglia potrà essere utile in uscita dalla panchina.
La squadra è costruita lungo l’asse formata da Tariq Francis, uno degli migliori scorer della scorsa Big Ten, e dal lungo Darren Buchanan attorno a cui ruotano alcuni tiratori e due lunghi provenienti da power conference come Christian Gurdak di Virginia Tech e l’italo-romeno ex Livorno Dorin Buca, reduce da un anno in Big Ten. Un roster che sembra ben costruito e che potrebbe dare fastidio alle big piene di talento presenti in Big Ten. Parte dietro per la corsa alla Madness, ma potrebbe sorprendere.
Più complicata del previsto
Non è stato una decisione semplice e scontata per l’ala milanese di circa 2 metri, prodotto del vivaio dell’Olimpia con cui ha vinto due scudetti di fila prima di trasferirsi in Germania . Seguendo una lunga tradizione di giocatori italiani svezzati in Europa, l’arrivo al Ratiopharm Ulm nella scorsa stagione prometteva uno sviluppo europeo per un ragazzo che nello scorso europeo U18 era già sembrato un professionista, dopo aver fatto parte della nazionale U17 vicecampione del mondo.
Decidere di andare al college non è stata una scelta scontata come può sembrare, nonostante le generosissime offerte da parte delle università, e Garavaglia ci ha riflettuto più a lungo di altri suoi coetanei, fino al commitment di luglio e la decisione di andare in America invece di accettare le offerte arrivate anche importanti club italiani. Ma l’impatto con il basket europeo non è stato come ci aspettava e il passaggio in NCAA può essere una parentesi utile per ritrovare il feeling con il proprio gioco e continuare nello sviluppo fisico.
Con molta probabilità si ritroverà a marcare talenti come Stefan Vaaks, Brandon McCoy, Alijah Arenas, l’esplosivo Coen Carr, per non parlare di Nikola Kusturica che sembra promesso sposo a UCLA. Rispetto alle altre università che sembravano sulle sue tracce, Texas Tech e Michigan su tutte, Rutgers sembra il posto giusto per il suo sviluppo e la Big Ten sarà la casa del derby tra lui e la Nebraska di Luca Virgilio. In attesa di altri arrivi.


