Non sarà scelto alla numero 1 del draft NBA, ma ci sono pochi dubbi su quale sia stato (finora) il giocatore più efficiente del college basketball: si chiama Yaxel Lendeborg, ala grande versatile e moderna di Michigan che sta incantando la nazione. Le statistiche le mettiamo alla fin, anche perché, al di là dei numeri (notevolissimi), ci sono molti aspetti del gioco di Lendeborg che non finiscono sui file Excel ma che sono importanti. Ma soprattutto, Lendeborg è una storia davvero americana, una di quelle che se ci fosse uno sceneggiatore a corto di idee per un film, ecco si mettesse comodo e prendesse appunti.
Tutto tranne il basket
In giovane età l’unico basket che gioca il giovane Yaxel è quello alla Playstation. Appassionato di videogiochi e soprattutto di NBA2K, studia pochissimo, fa le nottate sveglio davanti alla console e tocca il pallone da basket svogliatamente giusto qualche volta al campetto. Fine. Nato a Portorico, il primo sogno da bambino è giocare a baseball. Ma è alto e prova anche il basket. Non perché voglia davvero, ma più perché la mamma lo spinge. E ovviamente non se lo fila nessuno.
I genitori però sono due ex atleti di punta dell’American University of Puerto Rico (entrambi nazionali di basket). La mamma, Yssel Raposo, che sostanzialmente è la donna che dobbiamo tutti ringraziare (soprattutto i tifosi di Michigan) se oggi Yaxel è una star del college, non smette di tenere la palla in mano nemmeno quando le dicono che è incinta. Fino al terzo mese non lo dice proprio a nessuno e continua a scendere in campo, tra basket e pallavolo. Poi trova lavoro e si trasferisce in Ohio, e poi ancora in New Jersey seguendo i lavori del marito.

Il giovane Lendeborg ha tutto lo sport che vuole intorno a lui, ma non ne vuole proprio sapere. Tocca il record di 19 ore consecutive davanti ai videogiochi, partecipa spinto dalla madre alla selezione della squadra di Pennsauken (NJ) e lo scartano, l’anno dopo lo prendono giusto perché è alto ma in realtà non può mai scendere in campo perché ha i voti troppo bassi. Lui pensa: meglio così, ho più tempo per la Playstation. La mamma dà di matto. Gli dice che deve prendere la vita più seriamente, che se continua così farà una brutta fine. Momento sliding doors: Yaxel si convince e la madre lo iscrive alla Camden County College. Un sacrificio, perché la scuola non è più sotto casa e il ragazzo va portato tutti i giorni. Però i voti migliorano e addirittura Lendeborg viene ammesso nella squadra di basket con cui gioca le ultime 11 partite del suo ultimo anno. E’ il 2020 ed è la prima volta che Yaxel incontra della pallacanestro organizzata. Guida la squadra a un record di 10-1 e poi… e poi basta. Per lui è finita lì.
Tutto grazie a mamma Yssel
Verrebbe da pensare che a questo punto della sua storia sia scattato qualcosa nella testa di Lendeborg. Invece no. “Bella sta esperienza, è stata divertente, ma tanto non ho talento per andare avanti”. Mica scherza, infatti inizia a lavorare con sua madre in un magazzino per VoiceComm, l’azienda dei cellulari. Carriera mai iniziata e già finita. Ma la madre non si dà pace. “E’ davvero questo che vuoi per la tua vita?“. Lei non ce la fa, non lo accetta. Grazie ai suoi contatti, fa in modo di iscriverlo a un evento di presentazione dei talenti della zona. Lui passa la notte a giocare ai videogiochi e la mattina non si vuole alzare. Il padre lo prende di peso e lo porta all’evento. Yaxel vede la ressa di ragazzi con la palla e vuole tornare a casa, ma poi si accorge che in campo c’è anche suo cugino e si tranquillizza. Alla fine è tra i migliori giocatori dell’evento.
Last year in Juco❤️ pic.twitter.com/a4CqePAltr
— Yaxel Lendeborg (@Yaxel_Lendeborg) October 9, 2022
La storia sarebbe lunga e piena di altri aneddoti, ma il succo è che lo vede anche uno scout di Arizona Western, un junior college di Yuma, che insiste con la squadra perché prenda il ragazzo. Non ci sono video perché sostanzialmente Yaxel non ha mai giocato, ma a causa del Covid il processo di recruiting è così complesso che l’allenatore Charles Harral è quasi costretto a fidarsi. ‘Mi mancava giusto un lungo, speriamo bene’, pensa il coach. Spediscono Lendeborg controvoglia in Arizona. Lui in quel momento ha una ragazza nel New Jersey, non è mai salito su un aereo da solo, mai stato lontano da sua madre per un periodo prolungato e ovviamente non sa nulla di Yuma. Ma soprattutto non crede di essere al livello dei giocatori di junior college. In volo piange perché pensa che sarà tutto un disastro.
Invece dall’Arizona in poi è tutta in discesa. Viene affidato alle cure dell’assistente allenatore Carter Roe che si accorge presto che non è un “centro”, ma in realtà è un piccolo nel corpo di un lungo. Cominciano a sfruttare la sua versatilità e il gioco migliora di partita in partita. Diventa un All-American JuCo, si allena con costanza (cosa mai fatta in tutta la sua vita) partecipa alle selezioni e improvvisamente lo vogliono tutti. Riceve offerte da Houston, St. John’s e Xavier ma sceglie UAB, convinto da coach Andy Kennedy e nel 2023 scende in campo per la prima volta con i Blazers. Disputa due stagioni da leader, in entrambe votato come miglior giocatore difensivo e inserito nel miglior quintetto della Conference. Ormai è una stella ed entra nel mirino della NBA.
Yaxel Lendeborg is a FREAKISH talent for Michigan:
14.7 PPG
7.0 RPG
3.4 APG
1.4 BPG
1.3 SPG
55.2% FG
34.9% 3PTBest player on the best college basketball team in years!! 🔥🔥 pic.twitter.com/3yUleYY4J4
— MBB Performances (@mbbperformances) January 7, 2026
La vetta
In estate valuta persino di dichiararsi, ma poi sceglie di restare per il suo ultimo anno e di trasferirsi a Michigan. Col senno di poi ha fatto bene, visto che è passato da una possibile chiamata tra fine primo giro e inizio secondo giro alla lottery. E adesso vediamole queste statistiche. Lendeborg è alto 206 cm per 104 kg e sta viaggiando a una media di 15.1 punti, 7 rimbalzi e 3.4 assist con oltre il 37% da 3 punti, ma tutto questo in 26 minuti di utilizzo. Perché Michigan fino ad ora ha dominato su tutti i suoi avversari al punto da non aver bisogno di tenere in campo i suoi talenti troppo tempo.
La principale dote di Yaxel? Se chiedete ai suoi compagni vi diranno la simpatia, se chiedete agli scout vi diranno la difesa, la propensione al rimbalzo o la versatilità nel passaggio e nel tiro da 3. Ma se chiedete ai suoi allenatori, tutti all’unanimità, vi diranno il suo QI. Il succo è che lui sfrutta molto di più la sua conoscenza del gioco che le sue doti fisiche o il suo talento. Il che, considerato che fino al 2020 non era sostanzialmente mai sceso in campo, rende il suo potenziale di crescita molto alto nonostante i suoi 23 anni. E finalmente mamma Yssel è soddisfatta.


