Troppo grossa per giocare a basket, troppo lenta per il college, troppo “vecchia scuola” per incidere davvero. Per anni Audi Crooks si è sentita dire che era “sbagliata”, eppure nulla l’ha fermata. Oggi è prima per punti in tutta la D1 femminile, ha già cinque gare sopra i 30 punti e una striscia record in doppia cifra. Il centro di Iowa State è talento, audacia e maturità fuse in un’unica storia. Scopriamola insieme.
Prestazioni e pregiudizi
Cresciuta in una famiglia in cui si respirava pallacanestro, con due genitori giocatori e un canestro nel vialetto che diventava il teatro di interminabili uno contro uno con la madre, Audi sembrava destinata a quel mondo fin da bambina. Pur eccellendo anche nella pallavolo e nel lancio del peso, a 13 anni arrivarono i primi riconoscimenti importanti nel basket, al punto che ESPN le dedicò un articolo. Ma insieme agli applausi, arrivarono anche critiche feroci sui social. “All’epoca avevo 13 anni. Vedere uomini più grandi parlare di me e commentare il mio corpo invece che il mio gioco, mi ha messo molta paura e non è stato facile da affrontare” ha raccontato a ON3.
Neppure la vittoria del titolo di high school con la Bishop Garrigam, i 2.734 punti messi a referto (con una media di 39.2 a partita), il riconoscimento come Iowa Miss Basketball riuscirono a zittire gli haters. La convinzione diffusa tra allenatori e recruiters era che fosse troppo lenta per reggere il ritmo del college, tanto da collocarla soltanto al 52° posto della sua classe. Una valutazione che strideva con i numeri, ma che continuava a inseguirla come un marchio difficile da cancellare.
La sfida di Fennelly e la consacrazione
Coach Fannelly di Iowa State era però di un altro parere. “In molti credevano che non ce l’avrebbe fatta, e chi dice che si sarebbe aspettato un risultato del genere mentirebbe“, ha ammesso. Grande merito va alla stessa giocatrice che ha seguito perfettamente il programma creato appositamente per lei da Erin Brocha, il responsabile del dipartimento di strenght and conditioning di Iowa State. Dopo aver sistemato la sua forma fisica, la resistenza e la velocità, era tempo di alzare anche la posta in palio. “Se vuoi avere davvero un impatto su questa squadra, dammi almeno 10 punti e 5 rimbalzi a partita” l’ha sfidata coach Fannelly, Audi ha fatto molto di più: ha ribaltato le aspettative iniziali conquistandosi il posto da titolare già alla quinta partita e mantenendo una media di 19.2 punti e 57.7% dal campo.
La gara che ha definitivamente cambiato la percezione attorno a lei è stata quella del primo turno del Torneo del 2023 contro Maryland, in cui ha messo a segno 40 punti, stabilendo il record per una freshman. In una sola notte, Audi Crooks è passata dall’essere considerata un’incognita a diventare una certezza, mostrando che ciò che per anni era stato definito un limite era, in realtà, la base della sua forza.
Gli haters non sono spariti, ma questa volta Audi ha risposto con maturità: “Una volta si diceva che il basket femminile non era divertente. Ora non è più vero. Così, non potendo più criticare il gioco, l’attenzione si è spostata sulle individualità. Ho sofferto molto per questi attacchi, ma ora ho una nuova consapevolezza“. Una maturità nata anche dalla perdita del padre a 16 anni, che le ha insegnato che il tempo non è garantito. Il suo motto? Cercare di “zittire le critiche con la gentilezza per non dare loro le munizioni per rispondere al fuoco“.
Non chiamatela Lady Shaq
I suoi 191 cm di altezza e i circa 111 kg di peso hanno fatto sì che venisse soprannominata “Lady Shaq” un nomignolo che voleva sottolineare più la sua stazza “fuori misura” che altro. In sua difesa è arrivato Kevin Garnett, che con Shaquille O’Neal ha diviso il campo a Boston. Parlando di Crooks ha elogiato la giovane per “i fondamentali da vecchia scuola uniti a un dominio di nuova generazione”.
Il gioco della vecchia scuola è quello proprio di Shaq con il dominio assoluto dell’area.. Le sue statistiche parlano chiaro: tira con il 70% da 2 che diventa un assurdo 79.2% vicino al ferro. Prima per punti dell’intera D1 è il cardine del gioco di Iowa State con 27.6 punti di media a partita: con lei fuori campo, l’efficacia del sistema d’attacco delle Cyclones scende di ben 9 punti percentuali. A chi l’accusa di “segnare solo canestri semplici”, risponde: “Lo so. Ma il mio gioco è efficace“. Talmente efficace che Audi vanta già cinque partite consecutive con almeno 30 punti a referto, di cui tre sopra i 40.
Chi può fermarla?
Iowa State ha un record di 14 vittorie e quattro sconfitte nella agguerritissima Big 12 presidiata da Texas Tech e TCU. La prima battuta di arresto è arrivata ad inizio gennaio contro Baylor (72-70), una partita che ha svelato il sistema per poter limitare Crooks nel suo gioco: un raddoppio da davanti e da dietro. “Avevo una guardia sempre davanti a me e la mia diretta avversaria sempre dietro” – ha spiegato durante l’intervista post gara Audi – “ciò ha reso davvero difficile per le le mie compagne effettuare passaggi per me in post“. Da lì sono arrivate altre tre sconfitte consecutive con Audi limitata a soli 17 punti nell’ultima partita contro Colorado.
Ed è qui che emerge il vero problema di Iowa State: la grande dipendenza dal suo centro. Quando il rendimento di Crooks cala, anche il sistema offensivo delle Cyclones si inceppa. E ora che le avversarie sembrano aver trovato un modo per contenerla, il percorso verso il Torneo si fa più decisamente più complicato. Il suo verso la Wnba è solo rimandato al 2027.

