BasketballNcaa

March Madness 2026 – Illinois e Arizona alle Final Four con i muscoli

Illinois

Con la posta in palio così alta, bisogna saper attraversare le difficoltà e giocare con pazienza e fiducia nei propri mezzi per spuntarla. Sia Illinois che Arizona hanno mostrato di avere le qualità da grande squadra staccando nell’ultimo quarto di partita quegli ossi duri forgiati dalla Big Ten chiamati Iowa e Purdue. I Fightin Illini e i Wildcats strappano cosi il biglietto per la Final Four.

South Region

Alla vigilia della March Madness avevamo indicato Illinois tra le potenziali darkhorse di questo torneo: una squadra capace col suo attacco fulminante di fare una grande cavalcata. Ecco, ieri sera la cavalcata ha trovato il suo culmine nella prima Final Four dalla finale del 2005 con Deron Williams protagonista, ma la sceneggiatura è totalmente diversa rispetto alle previsioni. I muscoli e rimbalzi visti contro Houston si sono confermati nelle Elite Eight contro la Cinderella (sotto mentite spoglie) Iowa. Dominata la lotta a rimbalzo (38-21), dominata l’area (40-12) con David Mirkovic a fare la voce grossa, c’è peró voluta un’intuizione finale di coach Brad Underwood – che corona la sua carriera da direttore d’orchestra di grandi upset ai tempi di Stephen F. Austin e di belle incompiute ad Illinois – per avere la meglio. Andrej Stojakovic – 7/9 dal campo per 17 punti sotto gli occhi di papà Peja – schierato da guardia in un quintetto con tutti giocatori di due metri che negli ultimi cinque minuti piazza un parziale di 21-7 che spezza l’equilibrio mantenuto fin lì. Nulla ha potuto fare coach Ben McCollum, che ha puntato sulla difesa rocciosa che ha contraddistinto la sua corsa e sul miglior  Stirtz di questa Madness, 24 punti. Con Keaton Wagler in regia, Illinois ha sapientemente aspettato senza forzare, lasciando sfogare l’ottimo inizio degli Hawkeyes per poi uscire alla distanza anche grazie ai canestri del freshman – 25 punti alla fine per lui.

West Region 

Nel corso della partita la grafica ha ricordato più volte quali fossero le prestazioni di Purdue con Trey Kaufman-Renn in campo e quali senza. E parte della gara si può spiegare così, con i problemi di falli che hanno tenuto il lungo dei Boilermakers in campo per soli 23 minuti (gestito con non poco nervosismo) e che hanno impedito all’attacco di Purdue di eseguire al suo meglio. Arizona ha comunque dovuto faticare un po’ più di quanto dica il punteggio finale per portare a casa il match. Una prova muscolare e corale che ha avuto in Koa Peat un killer silenzioso: il suo è il classico tabellino che non noti mentre si forma ma che alla fine recita 20 punti con 9/18, 7 rimbalzi e molti canestri decisivi nel secondo tempo. Fondamentale accanto a Peat la prestazione da motore inesauribile di Ivan Kharchenkov (18 punti e 8 rimbalzi), un guerriero che ha sopperito alla giornata poco proficua in attacco di Motejus Krivas. Ma è tutta Arizona che funziona come un orologio svizzero e non si abbatte anche nei momenti migliori di Purdue, quando il generale il tiro da 3 entra con continuità, soprattutto nel primo tempo. Alla fine però nessuno di Purdue riesce a essere continuo, a partire da Braden Smith, che chiude la sua carriera collegiale con 7 assist ma con basse percentuali (1/7 e 3/8).

Exit mobile version