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Brayden Burries, il freshman che fa sognare Arizona

Alcune delle cosiddette università Blue Blood, quasi tutte quelle della California e anche parecchie altre nel resto degli Stati Uiniti avevano messo sul tavolo un’offerta per Brayden Burries. Lo volevano tutti e non a caso. Lui però ha scelto Arizona, privilegiando il solido rapporto costruito con coach Tommy Lloyd e in più convinto che il sistema di gioco dei Wildcats fosse il palcoscenico ideale per far risaltare il proprio talento. Ha avuto ragione lui. Giusto tre o quattro partite, il tempo di ingranare nei vari showcase di novembre, e poi il freshman è diventato una delle pedine chiave dell’attacco della n.2 della nazione.

I numeri della stagione sono ottimi per un giocatore al primo anno: 15.5 punti (il migliore di Arizona), 4.9 rimbalzi e 2.7 assist di media. Non solo: il talento di San Bernardino ha registrato dieci partite con almeno 20 punti, statistica che rende l’idea di che tipo di scorer sia, nonostante abbia soltanto 20 anni. E così a marzo Burries ha già vinto il suo secondo AP National Player of the Week. Gli unici timori riguardano la caviglia girata male contro Iowa State, ma al netto di un infortunio che non sembra troppo grave,  il ragazzo è pronto per la sua prima March Madness.

Una guardia moderna

Burries è il prototipo della guardia contemporanea. Fisicamente solido, molto reattivo, e capace di incidere su più livelli del gioco grazie alla pulizia tecnica e alle scelte rapide. Non sembra quasi un freshman e sta in campo con la giusta combinazione tra aggressività e controllo che a livello collegiale fa la differenza tra gli esterni. Di fatto, può segnare da ogni zona del campo e in modi diversi. Dal midrange è chirurgico grazie a una buona selezione di tiro e all’ottimo senso dell’equilibrio oltre alla capacità di arrestarsi nel traffico. In generale, attacca in modo intelligente leggendo la difesa, e questo gli permette di uscire sempre dalle situazioni difficili in cui talvolta si va a cacciare per eccesso di fiducia nei suoi mezzi. Nel complesso, la maturità tecnica gli permette di cambiare ritmo e creare separazione quando necessario.

Grazie a un fisico di livello (193 cm per 93 kg) è anche abbastanza atletico. Contro Kansas, in un paio di contropiedi a tutta velocità, ha puntato il difensore dritto per dritto e concluso con appoggi morbidi di mano sinistra. In traffico assorbe i contatti, non si scompone e trova comunque il modo di chiudere al ferro.

Una montagna di statistiche e valutazioni, ma ci sono aspetti che aiutano meglio di altri a capire di che pasta è fatto un giocatore. In un momento chiave della stagione, alla vigilia di due partite molto complesse contro BYU e Houston, lo staff medico aveva consigliato alla guardia dei Wildcats di non giocare, a causa di una brutta bronchite che in sostanza non gli permetteva di respirare. Risposta: 30 minuti in campo contro BYU e 31 contro Houston. Non le sue migliori partite della stagione (e ci mancherebbe) ma due vittorie per Arizona. E coach Lloyd con un sorriso grande così parlando del suo talento in sala stampa.

Margini di crescita

Come direbbe chi gioca a NBA2K, Burries non è ancora un floor-general hall-of-fame, ma ha le potenzialità per diventarlo. Attualmente in fase di “regia” è ancora discontinuo, e capita che forzi qualche passaggio in situazioni difficili. Qualche turnover di troppo da limare potrebbe essere un prossimo punto di attenzione per il suo sviluppo. Per sua fortuna e per quella di Tommy Lloyd, Arizona ha un roster così ricco di talento che non è necessario che Burries porti palla per 40 minuti.

Conosciuto per le sue capacità in attacco, per certi versi le maggiori sorprese sono arrivate sul piano difensivo, dove è ovviamente aiutato dalla taglia fisica. Non va troppo in difficoltà contro gli altri esterni e ha mobilità laterale sufficiente per scivolare bene. Sul perimetro tiene la posizione e può essere un two-way player credibile anche al livello successivo. Va da sè che in ottica NBA, ci sono ancora ampi margini di miglioramento a livello di letture e lavoro con la squadra in difesa.

Nonostante i margini di crescita, Burries ha già oggi ottime possibilità di essere chiamato al primo giro (alla 27 attualmente nel Super Mock Draft di Basketball NCAA). D’altronde, quante volte capita che un freshman sia leading scorer di una squadra con ambizioni al titolo nazionale? Tenace, aggressivo e in fiducia, quest’anno ha gestito molti dei palloni importanti nei finali di gara punto a punto e adesso arriva la March Madness, ossia il palcoscenico migliore per chi vuole lasciare il segno e scalare posizioni in ottica professionismo.

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